Pubblicato da Redazione il 26 gennaio 2012
Il dramma di Sardegna 24 si sta consumando nel silenzio generale. In sei mesi, un giornale aperto con la pretesa si diventare il terzo polo dell'informazione nell'Isola sta per chiudere i battenti: il suo destino si chiarirà il 27 gennaio, quando una riunione del Cda deciderà se proseguire l'attività o se mettere in liquidazione il giornale. Ipotesi, la seconda, molto probabile, vista la mancanza di risorse finanziarie, i debiti accumulati e il deludente andamento delle vendite. Tutto questo accade ad un quotidiano la cui distribuzione in edicola, è bene ribadirlo, era iniziata lo scorso 1 luglio. Poche settimane sono bastate a distruggere un sogno.
Una quindicina di giornalisti, una decina di collaboratori e un piccolo gruppo tra addetti alla parte grafica e amministrativa si ritroveranno senza un lavoro. Tra loro anche il direttore ed editore Giovanni Maria Bellu, arrivato in Sardegna dopo un ventennio a Repubblica e la tormentata esperienza da condirettore a L'Unità.
Quali sono le ragioni di quello che appare un fallimento, a meno di imprevedibili colpi di scena? Tante. E tutte devono far riflettere una certa sinistra abituata a denunciare ciò che non va in casa d'altri, fingendo di non vedere le contraddizioni che si nascondono tra le pareti amiche. Una per tutte: in una redazione che denuncia quotidianamente le ingiustizie del mondo del lavoro, non c'è l'ombra di un solo contratto a tempo indeterminato. E sarebbe magari il caso di chiedersi quanto incida sulla libertà d'informazione il precariato selvaggio,
La parentesi sta per chiudersi tra i veleni, con una redazione divisa e sfiduciata che assiste impotente allo scaricabarile tra Bellu e la compagine dei soci che, inizialmente, aveva sostenuto la nascita del giornale. Un'assemblea di redattori dilaniata che, tra novembre e la fine dell'anno, è riuscita ad eleggere due diverse rappresentanze sindacali interne. Il primo comitato di redazione designato all'unanimità è stato sostituito (senza essere sfiduciato) con un blitz durante le feste natalizie da un nuovo terzetto di sindacalisti, la cui elezione non è stata però ancora ratificata dall'Associazione della Stampa. Se non è ben chiaro chi rappresenti i giornalisti, molto meno lo è chi abbia titolo a parlare a nome di un'azienda annichilita: l'amministratore unico Giancarlo Muscas ha infatti rassegnato le dimissioni da circa due settimane. Lo ha seguito qualche giorno dopo il vicedirettore Cicci Porcu, fedelissimo del direttore.
Bellu una settimana fa ha parlato alla redazione, smentendo quanto aveva annunciato con tanto di solenne editoriale a novembre. Il direttore-editore ritiene infatti nullo l'accordo che gli aveva permesso di rilevare le quote di maggioranza del giornale dai vecchi proprietari, questi ultimi tutti riconducibili all'area Soru. Circa duecentomila euro di debiti sarebbero rimasti nascosti al momento della firma dell'accordo, un rosso emerso solo nelle ultime settimane e che, per Bellu, cancella quanto pattuito due mesi fa.
A parte i fatti recenti, fin dalla partenza le basi di Sardegna24 erano apparse molto fragili. Già da quando si era deciso di posticiparne l'uscita in edicola dal 24 giugno al 1 luglio, per tutta una serie di ritardi tecnici che avevano evidenziato lacune e superficialità nell'approccio all'attività editoriale. L'entusiasmo iniziale e la certezza di essere protetta finanziariamente dal vero ispiratore del progetto, Renato Soru, avevano consentito alla redazione di sopportare turni di lavoro massacranti, specie nei primi due mesi. Ma la inesorabile perdita di copie e il progressivo defilarsi di Soru e dei soci ha rapidamente frenato quell'inerzia e mostrato il vero volto di un'iniziativa nata senza un vero programma.
Tra ottobre e dicembre due giornaliste professioniste e un praticante (che non aveva concluso il periodo di prova) sono stati licenziati, mentre la vita del giornale veniva scandita dal costante ritardo nel pagamento degli stipendi e da movimentate assemblee caratterizzate dall'acceso scontro tra direttore e comitato di redazione. Al centro della disputa, la richiesta di garanzie e impegni sulle prospettive di Sardegna24 da illustrare attraverso un piano editoriale mai presentato.
Un tema tornato drammaticamente attuale in queste settimane: gli stipendi di dicembre non sono ancora stati pagati e il direttore-editore, a quanto se ne sa, non ha saputo fornire alcuna garanzia. Tanto che nelle ultime ore sembrava profilarsi l'ipotesi di uno sciopero, cui poi la redazione ha rinunciato in attesa di novità attese per le prossime ore.
Tutto questo trambusto è passato sotto silenzio. Un piccolo dramma che ben avrebbe figurato sulla prima pagina di Sardegna24, sempre ricca di cattive notizie sulle miserie della nostra disgraziata terra.